
La tensione tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la Federal Reserve non è una novità. La recente decisione della banca centrale di mantenere invariati i tassi di interesse ha sollevato critiche da parte di Trump, che ha utilizzato la sua piattaforma social per esprimere il suo disappunto. Il 2 aprile 2025, data che Trump ha definito il “Giorno della Liberazione”, rappresenta un momento cruciale in cui il presidente intende rilanciare l’economia americana, promettendo di recuperare la ricchezza persa a causa delle politiche passate.
Le critiche di Trump alla Federal Reserve
La Federal Reserve ha sempre rappresentato un obiettivo per le critiche di Trump, che nel corso della sua prima presidenza ha definito la banca centrale americana come un “nemico”. Durante il suo mandato, ha espresso più volte il desiderio di sostituire il presidente della Fed, Jerome Powell, da lui stesso nominato nel novembre del 2017. Le preoccupazioni riguardanti la salute dell’economia statunitense, che mostrano segni di rallentamento, potrebbero portare Trump a intensificare le sue critiche nei confronti della Fed, cercando di attribuirle la responsabilità di un possibile declino economico. La banca centrale ha già avvertito che le politiche tariffarie hanno effetti inflazionistici, complicando la situazione economica. Durante una conferenza stampa il 19 marzo, Powell ha dichiarato che è difficile quantificare l’impatto esatto delle tariffe sull’inflazione, ma ha confermato che i prezzi dei beni sono aumentati negli ultimi mesi.
La possibilità di un cambio alla presidenza della Fed
Nonostante la cautela mostrata dalla Federal Reserve, le affermazioni di Powell contraddicono la visione di Trump secondo cui il protezionismo potrebbe risollevare l’economia americana. Questa discrepanza potrebbe spingere Trump a prendere in considerazione l’idea di rimuovere Powell e nominare un nuovo presidente della Fed, più allineato con le sue aspettative politiche. La storia ha insegnato che le pressioni politiche sulla banca centrale possono avere conseguenze disastrose, come dimostrato dal caso di Richard Nixon, che nel 1972 influenzò le decisioni della Fed per ottenere vantaggi elettorali.
Le aspettative del mercato e delle istituzioni
L’incertezza riguardo le intenzioni di Trump e le sue potenziali azioni nei confronti della Federal Reserve preoccupano analisti e investitori. Articoli recenti, come quelli pubblicati dal Wall Street Journal e dal New York Times, mettono in evidenza la crescente tensione tra la Casa Bianca e la Fed. La possibilità che Trump possa scaricare la responsabilità di un rallentamento economico sui funzionari della Fed è un tema ricorrente. La mancanza di un abbassamento dei tassi di interesse potrebbe mettere a dura prova il già fragile rapporto tra Trump e Powell. In un contesto in cui la Fed gode di un’indipendenza concessa dal Congresso, la nomina di un presidente della Fed disposto a seguire le direttive della Casa Bianca potrebbe alterare l’equilibrio tra le istituzioni e compromettere l’autonomia della banca centrale.