
La situazione attuale in Europa è segnata da un clima di incertezza economica e politica, mentre i governi si confrontano con la necessità di sostenere le spese militari in un contesto di crescente tensione globale. Il Consiglio europeo, riunitosi a Bruxelles nel mese di aprile 2025, ha discusso delle sfide legate al debito e alla ricerca di fondi per un piano di riarmo ambizioso, stimato in circa 800 miliardi di euro. Tra le proposte, si è parlato di utilizzare eurobond per finanziare 150 miliardi di prestiti, con la possibilità di sospendere il Patto di stabilità per le spese di difesa, fissandole fino all’1,5% del PIL.
Le difficoltà nel finanziamento del piano di riarmo
Nonostante l’urgenza di avviare il piano di riarmo, i governi europei si mostrano cauti. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha presentato un progetto di riarmo che ha sollevato dubbi tra i leader europei. Molti di loro, infatti, non sono pronti a prendere in prestito i fondi necessari dalla Commissione, nemmeno con la garanzia di restituirli dopo 45 anni. La contraddizione principale risiede nell’impossibilità di aumentare il debito pubblico senza gravare ulteriormente sui cittadini attraverso tasse e tagli. Questo dilemma ha rallentato i lavori del Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo hanno discusso le modalità per affrontare la situazione.
All’incontro, si sono registrati toni critici e veti incrociati. La proposta di riarmo, che si basa in gran parte sul rilancio dell’economia tedesca, non ha trovato unanimità . La Germania, che ha recentemente modificato la propria Costituzione per aumentare il debito pubblico in ambito militare, sta cercando di convincere gli altri Stati membri a intraprendere una strada simile. Tuttavia, la necessità di rispettare le regole di bilancio europee continua a rappresentare un ostacolo significativo.
Le sfide politiche e finanziarie
Il tema dello scorporo delle spese militari dal calcolo del debito pubblico è stato al centro del dibattito. Anche se alcuni leader, come Meloni e Giorgetti, hanno sostenuto l’idea, la realtà è che il debito deve comunque essere ripagato e gli interessi sono in aumento. La questione di chi si assumerà la responsabilità per i 650 miliardi previsti da Bruxelles rimane aperta. Meloni ha dichiarato che spetterà agli Stati membri decidere se e come incrementare il PIL, mentre la pressione da parte di Trump e della NATO per una spesa militare più alta si fa sempre più insistente.
Ieri, durante il Consiglio, è stato respinto un piano da 40 miliardi per fornire armi all’Ucraina, presentato dalla commissaria agli Esteri Kaja Kallas. Solo l’Italia avrebbe dovuto contribuire in modo significativo, un peso che ha sollevato preoccupazioni tra i membri. Nonostante ciò, 26 Stati membri dell’Unione Europea, ad eccezione dell’Ungheria, hanno confermato il loro sostegno all’Ucraina, sottolineando l’importanza della cooperazione in un momento di crisi.
Le prospettive future e le soluzioni proposte
Il piano di von der Leyen, considerato da alcuni come politicamente inaccettabile e privo di basi economiche solide, ha suscitato un acceso dibattito. Una delle soluzioni proposte è l’emissione di eurobond per la difesa, sostenuta anche dal governo italiano. Durante il Consiglio, si è assistito a uno scontro tra il governo greco e quello olandese, con il premier olandese Dick Schoof che si è opposto agli eurobond, mentre il premier greco Mitsotakis ha invitato l’Unione Europea a essere più ambiziosa, proponendo un sistema di prestiti congiunti.
Un documento del Partito popolare europeo ha suggerito l’adozione di strumenti di debito comuni, mirati a rafforzare la difesa europea, in particolare nei paesi baltici, dove la minaccia russa è più concreta. Questo approccio ha trovato consenso anche tra i socialisti europei, evidenziando la necessità di unire le forze per affrontare le sfide attuali.
Il governo italiano ha ricevuto un segnale positivo riguardo alla proposta delle garanzie europee InvestUe, che mira a convogliare capitali privati verso il settore della difesa. Questa proposta si inserisce nel contesto più ampio della creazione di un’Unione dei risparmi e degli investimenti, un’idea sostenuta dalla presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, che ha parlato anche di un possibile euro digitale.
Le discussioni in merito a queste questioni proseguiranno fino a giugno, con la necessità di affrontare numerosi nodi irrisolti, inclusa la questione del debito legato al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) varato durante la pandemia di Covid-19.