
L’inasprimento delle tensioni commerciali a livello globale ha generato un clima di grande incertezza nei mercati. A partire dal 12 marzo 2025, con l’implementazione di dazi da parte degli Stati Uniti per un valore di 28 miliardi di dollari, la situazione si è ulteriormente complicata. In risposta, la Commissione Europea ha annunciato contromisure pari a 26 miliardi di euro, innescando una possibile escalation della guerra commerciale. Questo scenario preoccupante è stato evidenziato anche da Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, che ha suggerito l’importanza di avviare un tavolo di trattativa con gli Stati Uniti.
Un passo positivo verso il dialogo
Un passo positivo è stato dato giovedì scorso, quando il Commissario per il commercio dell’Unione Europea ha comunicato che le contromisure entreranno in vigore a metà aprile, un termine che consente di mantenere aperto il dialogo per trovare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti. Le discussioni potrebbero riguardare temi cruciali come gli acquisti di energia, le forniture nel settore della difesa e le tecnologie digitali. Nel 2024, gli Stati Uniti hanno rappresentato il principale fornitore di gas naturale liquefatto per l’Unione Europea. Inoltre, secondo un rapporto della Commissione Europea, il 63% delle acquisizioni nel settore della difesa da parte degli Stati membri dell’UE, dall’inizio della guerra in Ucraina fino a giugno 2023, è stato effettuato presso aziende statunitensi. Anche nel campo tecnologico, gli Stati Uniti si confermano come il principale paese di origine delle importazioni, con un valore di 3,1 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 2,3 miliardi del 2022.
Effetti del protezionismo nell’Eurozona
L’effetto del protezionismo si fa sentire in modo particolare nell’area dell’euro, un contesto economico fortemente orientato verso gli scambi internazionali. Secondo le previsioni della Banca Centrale Europea di marzo, la crescita dell’export nell’Eurozona è prevista all’1,6%, un netto rallentamento rispetto al trend di crescita del 2024 (+0,9%). Le stime indicano un aggiustamento al ribasso della crescita del PIL reale nell’area euro di 0,2 punti percentuali per il 2025 e il 2026. Un’analisi della BCE suggerisce che una tariffa del 25% sulle importazioni europee potrebbe ridurre la crescita dell’Eurozona di 0,3 punti percentuali nel primo anno, corrispondente a una perdita di 45,5 miliardi di euro del PIL.
Impatto sui paesi del G20
In base alle previsioni dell’OCSE di marzo riguardanti i paesi del G20, i paesi più colpiti dai dazi statunitensi stanno subendo un significativo rallentamento della crescita nel 2025. Con una crescita globale stimata al 3,1%, il Canada si attesta a +0,7%, mentre l’Italia segna una crescita di +0,7% con una revisione al ribasso di -0,2 punti. La Germania mostra una crescita del PIL dello 0,4% con una correzione di -0,3 punti, mentre il Messico affronta una recessione, con un PIL a -1,3% dopo una revisione al ribasso di 2,5 punti percentuali.
Webinar sulle prospettive economiche
Il tema dell’impatto della guerra dei dazi sarà al centro di un webinar programmato per lunedì 31 marzo 2025, dalle ore 11.30 alle 13.00. Durante l’evento, verrà presentato il 33° Report su trend economia, congiuntura e MPI, intitolato Le prospettive per economia e imprese di fronte ai nuovi equilibri globali, redatto dall’Ufficio Studi di Confartigianato in collaborazione con la Direzione Politiche Economiche. Il webinar offrirà un’analisi approfondita degli effetti della politica monetaria su prestiti e investimenti, nonché le tendenze della finanza pubblica in relazione al nuovo piano per la difesa avviato dall’Unione Europea. Saranno inoltre esaminati i segnali della fase ciclica della manifattura, con aggiornamenti sulla crisi dei settori moda e meccanica, l’evoluzione dell’edilizia, dei servizi e del turismo, e le più recenti tendenze nel mercato del lavoro.